

16 giugno 2023 ore 16:00
I carburanti sintetici, o e-fuel, e i biocarburanti sono considerati i carburanti del futuro.
Ora più che mai è una certezza visto che lo stop alla produzione di veicoli con motori diesel e benzina dal 2035 in Europa.
Ci teniamo a precisare che la normativa europea impone la vendita di auto a zero emissioni solo per i veicoli nuovi, quindi, quelle con motore endotermico che acquisteremo fino al 31 dicembre 2034 potranno continuare a circolare.
Queste due nuove tipologie di combustibili alternativi, teoricamente a zero emissioni di CO2, di cui sentiamo spesso parlare però stanno creando parecchia confusione sulla loro origine e molti dubbi in quanto all’inquinamento e alla loro produzione.
E-FUEL
Gli e-fuel, abbreviazione di electrofuel, sono un carburante liquido o gassoso prodotto combinando chimicamente idrogeno e anidride carbonica.
Attraverso l’elettrolisi dell’acqua, viene ottenuto l’idrogeno e la successiva miscelazione di questo con l'anidride carbonica e alcune sostanze catalizzanti, si ottiene l’e-metanolo, trasformabile a sua volta attraverso dei processi successivi in e-kerosene adatto ad alimentare gli aerei e in e-fuel adatto per i motori a combustione interna.
Le benzine sintetiche si differenziano dai carburanti tradizionali perché il carburante sintetico e-fuel, durante questo ciclo utilizza fonti di energia rinnovabile (solare, eolica, geotermica, idrica) per poter attivare l’elettrolisi ed enormi quantità di acqua (quasi due litri per ottenerne uno di e-fuel).
Il motivo per cui gli e-fuels sono effettivamente a zero emissioni di CO2 è che le emissioni nocive future dei carburanti sintetici sono pari alla quantità di CO2 prelevata dall’atmosfera per produrre il carburante. Quindi il bilancio carbonico è pari a zero.
Tra i vantaggi dei carburanti sintetici e-fuel ci sono le emissioni ridotte di gas serra e la loro compatibilità con i motori termici esistenti, quindi non c’è bisogno di modificare i motori attuali delle auto.
Però, fra gli svantaggi ci sono: il costo elevato e la richiesta di molta energia elettrica e acqua per produrli, che deve essere garantita da fonti rinnovabili.
Per approfondire: Gli E-fuel esistono davvero? Cosa sono?
BIOCARBURANTI
I biocarburanti vengono prodotti dalle biomasse, cioè dagli scarti di materia organica generata da piante e animali.
Scarti provenienti dalle industrie agroalimentari, dai rifiuti organici urbani, dai residui di legna e ramaglie e altro.
I biocarburanti di seconda generazione sono considerati carbon neutral perché, quando vengono usati per alimentare i motori termici, producono anidride carbonica già presente nelle biomasse di partenza, catturata in precedenza dalle piante durante la fotosintesi.
Si dividono in due tipologie principali: il bioetanolo e il biodiesel, ma ci sono anche il metanolo e il biobutanolo.
Il bioetanolo viene prodotto attraverso la fermentazione delle biomasse, in cui i microrganismi, cioè i batteri, metabolizzano gli zuccheri e producono l’etanolo, carburante che viene già utilizzato in basse percentuali nella benzina attualmente in commercio.
Invece, il biodiesel è un biocarburante che viene prodotto attraverso un processo chimico attraverso cui il grasso animale, quello da cucina riciclato e l’olio vegetale vengono fatti reagire con un alcol a catena corta (metanolo).
Questo in presenza di un catalizzatore che accelera l’azione e il risultato è un biodiesel grezzo che deve essere raffinato per raggiungere poi il prodotto finale. Il più conosciuto è l’ HVO, cioè un olio vegetale idrotrattato o idrogenato.
I vantaggi dei biocarburanti sono evidenti ma i contro ne rallentano la diffusione.
Infatti tra gli svantaggi troviamo il rendimento, inferiore a quello dei combustibili fossili, che li rende meno convenienti anche dal punto di vista ambientale perché per ora l’energia per produrli non è ottenuta completamente da fonti rinnovabili.
QUANTO INQUINANO I BIOCARBURANTI?
Secondo uno studio dell’Icct (International council on Clean transportation) del 2021 che analizza gli effetti in America di una miscela di biodiesel al 20%.
I risultati però sono non sono buoni, anzi, non solo il biocarburante non riduce le emissioni nocive, ma le aumenta persino.
A restare invariato è solo il particolato (PM) mentre, per gli ossidi di azoto (Nox) l’aumento è del 2%, per gli idrocarburi incombusti (HC) del 7% e infine il monossido di azoto (CO) del 10%.
Ma, in quanto ad emissioni?
I biocarburanti a differenze degli e-fuel, invece, non riescono ad eliminare tutti i gas serra, ma li riducono del circa 88%.
QUANTO INQUINANO GLI E-FUEL?
Gli e-fuel si formano combinando l’idrogeno e l’anidride carbonica catturata dall’atmosfera ed il risultato è un carburante sintetico a zero emissioni perché la CO2 rilasciata allo scarico dell’auto viene compensata con quella catturata in atmosfera durante la sua produzione.
Ma, in quanto a inquinamento?
In un report presentato da Transport & Environment (T&E) a marzo 2023 in cui vengono messi a confronto gli ossidi di azoto (Nox) rilasciati da benzina tradizionale ed e-fuel(e-benzina) le cifre risultano essere praticamente identiche.
Le quantità di Nox, emesse dal carburante fossile sono 24 mg/km, mentre quello sintetico scende solo a 22-23 mg/kg. Nessun cambiamento anche nel test in laboratorio con 21mg/kg contro 21-22 mg/kg.
In conclusione, se la Commissione Europea ha approvato i carburanti sintetici, rimane ancora il divieto su quelli di origine organica proposti dall'Italia perchè considera l'intera filiera produttiva non sostenibile e impattante sull'ambiente rispetto agli e-fuel che non sfruttano risorse alimentari nonostante la loro produzione sia, ad oggi, molto costosa ed energivora.
Leggi anche:Auto elettrica più efficiente degli E-fuel: perchè?